I Grandi Autori della Letteratura: Profondità e Innovazione

La letteratura è una delle forme d’arte più potenti mai esistite. Grazie alla scrittura, gli autori possono trasmettere idee, emozioni e visioni del mondo che attraversano il tempo e lo spazio. Alcuni scrittori si sono distinti per le loro capacità uniche, lasciando un’impronta indelebile nella storia della letteratura. In questo articolo esploreremo le caratteristiche che hanno reso celebri alcuni tra i più grandi autori di sempre.

1. William Shakespeare: Il maestro della complessità umana

William Shakespeare è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi drammaturghi e poeti di tutti i tempi. Ciò che lo distingue è la sua capacità di catturare la complessità della condizione umana.

  • Profondità psicologica: Shakespeare riusciva a creare personaggi profondamente sfaccettati, come Amleto, Macbeth e Re Lear, che ancora oggi sono oggetto di studio.
  • Universalità dei temi: Amore, gelosia, ambizione e redenzione sono temi che continuano a risuonare con i lettori di tutto il mondo.
  • Linguaggio innovativo: Il suo uso creativo della lingua inglese, coniando termini e frasi oggi divenuti parte integrante del linguaggio quotidiano, ha rivoluzionato la letteratura.

2. Jane Austen: L’osservatrice dell’animo sociale

Jane Austen è celebre per il suo acuto spirito di osservazione e il suo stile ironico, che metteva in evidenza le dinamiche sociali e i rapporti interpersonali dell’epoca.

  • Ritratto della società: Le sue opere, come Orgoglio e Pregiudizio e Emma, analizzano con eleganza e umorismo le convenzioni sociali e il ruolo delle donne nella società del XIX secolo.
  • Personaggi realistici: Austen eccelleva nel creare personaggi complessi ma realistici, che affrontano dilemmi emotivi e morali.
  • Stile narrativo coinvolgente: La sua prosa chiara ed elegante è una lezione di equilibrio e precisione.

3. Edgar Allan Poe: Il maestro del gotico e del mistero

Edgar Allan Poe è noto per la sua capacità di evocare atmosfere oscure e angoscianti. Le sue opere hanno influenzato intere generazioni di scrittori.

  • Atmosfere inquietanti: Poe aveva un talento unico nel creare storie che esplorano le profondità della psiche umana, come Il cuore rivelatore o Il corvo.
  • Genialità nei racconti brevi: Ha elevato la forma del racconto breve a una vera e propria arte, bilanciando tensione e ritmo.
  • Innovatore nei generi: Considerato il precursore del romanzo poliziesco, Poe ha aperto la strada a nuovi modi di raccontare storie.

4. Lev Tolstoj: Il narratore della vastità dell’esperienza umana

Lev Tolstoj, autore di capolavori come Guerra e Pace e Anna Karenina, è noto per la sua capacità di rappresentare in modo epico e intimo le vite dei suoi personaggi.

  • Dimensione epica: Tolstoj sapeva intrecciare magistralmente le storie personali con eventi storici di vasta portata.
  • Ricchezza di dettagli: La sua attenzione per i dettagli rende le sue descrizioni vivide e palpabili.
  • Approfondimento filosofico: Le sue opere esplorano temi come il destino, la moralità e il significato della vita.

5. Virginia Woolf: La pioniera del flusso di coscienza

Virginia Woolf è famosa per la sua innovazione stilistica e per il suo approccio psicologico alla narrazione.

  • Sperimentazione narrativa: Con opere come Mrs. Dalloway e Gita al faro, Woolf ha rivoluzionato il modo di raccontare la realtà, utilizzando il flusso di coscienza per esplorare i pensieri e le emozioni interiori dei suoi personaggi.
  • Temi profondi: I suoi scritti affrontano temi universali come il tempo, la memoria e l’identità.
  • Impatto sul femminismo: Woolf ha dato voce alle sfide affrontate dalle donne nella società del suo tempo, diventando un’icona per la letteratura femminista.

6. Jorge Luis Borges: L’architetto della metafisica letteraria

Jorge Luis Borges ha trasformato la letteratura in un regno di speculazione filosofica e astrazione intellettuale.

  • Visione metafisica: Borges esplorava temi complessi come l’infinito, i labirinti e la natura della realtà.
  • Forma concisa: Con racconti brevi ma ricchi di significato, come quelli raccolti in Finzioni e L’Aleph, Borges dimostrò che la brevità non significa superficialità.
  • Linguaggio poetico: Il suo stile evocativo rende ogni parola carica di significato.

Conclusione

Gli scrittori qui descritti hanno tutti qualcosa in comune: la capacità di andare oltre i limiti della propria epoca per creare opere che continuano a ispirare e affascinare. Studiarli non significa solo apprezzare la bellezza della loro arte, ma anche riflettere sulla profondità delle loro intuizioni sull’umanità. Questi autori ci ricordano che la scrittura non è solo un mezzo di comunicazione, ma uno strumento potente per esplorare l’animo umano e il mondo che ci circonda.

Se vuoi approfondire questi autori o condividere le tue riflessioni, lascia un commento: quale scrittore ti ispira di più?

Segreti del Mondo della Scrittura: 10 Fatti Interessanti

Se sei un amante della scrittura, probabilmente conosci già i classici segreti e le tecniche per migliorare. Ma il mondo della scrittura è pieno di curiosità che pochi conoscono. Pronto a scoprire qualche fatto divertente e insolito? Ecco dieci curiosità che daranno una svolta creativa alla tua passione!

1. Ispirazione Notturna

Sapevi che moltissimi scrittori famosi hanno confessato di scrivere di notte? Le ore notturne sono spesso associate a un’atmosfera più tranquilla e meno distrazioni. Per esempio, Franz Kafka scriveva solo di notte, e lo faceva in una posizione strana: seduto sul letto, con una penna e un blocco appoggiati sulle ginocchia.

2. Il “Blocco dello Scrittore” ha Radici Profonde

Il blocco dello scrittore non è solo una scusa moderna! Già nel 1800 gli scrittori parlavano di questa sensazione di impotenza. Anche grandi nomi come F. Scott Fitzgerald e Virginia Woolf ne soffrirono. Molti studiosi credono che sia legato alla pressione di scrivere per un pubblico, cosa che inibisce la creatività.

3. Perché Usiamo il “Lorem Ipsum”?

Chiunque abbia mai provato a creare un sito web ha incontrato il famoso “Lorem ipsum”. Ma da dove arriva? È una sezione casuale di un testo di Cicerone del 45 a.C., presa dall’opera “De finibus bonorum et malorum” e usata come riempitivo per testare graficamente il layout di testi e paragrafi. Un classico che resiste nei secoli!

4. Le Penne Non Sono Sempre State Blu o Nere

Una volta, le penne stilografiche erano disponibili in colori vivaci come il verde smeraldo e il rosso porpora. Ma con la standardizzazione della produzione e delle norme di scrittura ufficiale, i colori vivaci sono stati gradualmente sostituiti. La scelta di blu e nero è diventata un simbolo di professionalità e serietà, ma non impedisce certo agli scrittori di usare colori brillanti per ispirarsi!

5. Il Primo Romanzo al Mondo? Scritto da una Donna

“La storia di Genji” è considerato uno dei primi romanzi al mondo ed è stato scritto da Murasaki Shikibu, una dama di corte giapponese, nel lontano XI secolo. Non solo è stato innovativo, ma ha anche influenzato la letteratura giapponese per secoli, dimostrando che il talento e l’innovazione non conoscono epoca né genere.

6. Il Mito delle 10.000 Ore di Pratica

Si dice spesso che servano 10.000 ore per diventare esperti in qualcosa, ma la scrittura è diversa. Alcuni autori hanno pubblicato capolavori all’inizio della loro carriera, come Mary Shelley con Frankenstein, scritto quando aveva solo 19 anni. Per altri, ci vuole una vita intera. Ogni scrittore ha un proprio percorso, e le “regole” qui non sempre valgono.

7. Charles Dickens Camminava 20 Km al Giorno

Lo scrittore di Canto di Natale e Grandi Speranze era un grande camminatore. Ogni giorno, per ispirarsi, camminava anche 20 chilometri per le vie di Londra. Diceva che il movimento lo aiutava a “svuotare la mente” e a riempirla di nuove idee.

8. I Grandi Scrittori e le loro Manie

Ogni scrittore ha il suo rituale, ma alcuni sono più eccentrici di altri! Victor Hugo scriveva completamente nudo, perché diceva che così non poteva lasciare la stanza fino a quando non aveva completato una sezione del testo. Maya Angelou, invece, prenotava una stanza d’albergo solo per scrivere: un ambiente neutrale la aiutava a concentrarsi senza distrazioni.

9. La Parola Più Lunga in Italiano

Per gli amanti delle parole complesse, ecco una chicca: la parola italiana più lunga usata in ambito accademico è “psiconeuroendocrinoimmunologia”. Anche se la probabilità di usarla in un racconto è praticamente nulla, è divertente scoprire fino a che punto si possano allungare le parole!

10. Scrivere al Computer vs. Scrivere a Mano

Diversi studi dimostrano che scrivere a mano attiva aree del cervello diverse rispetto alla digitazione. Per alcuni, scrivere con carta e penna stimola la creatività, mentre il computer è perfetto per velocità e revisione. Molti autori preferiscono alternare i due metodi per avere il meglio di entrambi i mondi!


Conclusione: La Scrittura è un Viaggio Pieno di Sorprese

Se ami scrivere, conoscerai la sensazione di lasciare che le parole scorrano sulla pagina (o sullo schermo). Dietro questa passione si nascondono curiosità, abitudini e aneddoti incredibili che ci ricordano quanto sia ricco e variegato il mondo della scrittura. La prossima volta che prendi in mano la penna o apri il laptop, ricorda che fai parte di una tradizione secolare, popolata di autori, pensatori e sognatori.

Allora, quale di queste curiosità ti ha colpito di più? E hai qualche strana abitudine di scrittura che vuoi condividere?

La biblioteca più antica della Germania

Colonia principalmente nota per la sua imponente architettura gotica, ma la città vanta anche una storia romana ed è piena di monumenti come muri e acquedotti. Anche ville e mosaici sono state ritrovati in varie aree della città. Fondata dai Romani nell’anno 50 d.C. divenne subito un centro di governo dell’antico popolo.

Nel 2018, durante la costruzione di un centro di aggregazione unito all’edificio ad una chiesa protestante nel pieno centro della città, gli scavi vennero di colpo interrotti per il ritrovamento di resti molto antichi. Un team di archeologi del Römisch-Germanisches Museum (Museo Romano-Germanico) iniziò ad analizzarli. In una prima fase si pensava che fossero di un edificio pubblico, ma la presenza di mura insolite con nicchie di circa 80 per 50 centimetri, fecero propendere gli esperti a trovarsi di fronte a un edificio diverso. Confrontarono analoghi ritrovamenti nel mondo e notarono che le stesse mura furono ritrovate anche in una biblioteca a Efeso in Turchia.

Per questo motivo gli archeologi ritengono oggi che le fondamenta appartenessero alla biblioteca più antica della Germania e forse di tutte le province nord-occidentali dell’Impero Romano. Costruita durante il II secolo, probabilmente era un edificio alto due piani e copriva un’area di 20 metri per 9. Alison Flood del Guardian la descrisse come “una scoperta incredibile, davvero spettacolare”, le teche e le nicchie delle rovine erano concepite per fungere da “armadio” e potevano contenere fino a 20.000 rotoli di pergamena e papiro.

La struttura, le ampie dimensioni e i materiali molto resistenti impiegati nella costruzione dell’antico edificio fanno pensare che la biblioteca fosse pubblica. La maggior parte delle importantissime rovine sono state incluse nell’edificio in costruzione e dotate di uno spazio dedicato ai visitatori. Una piccola parte è rimasta invece a disposizione degli studiosi per approfondimenti di tipo archeologico.

Attendo vostri commenti.

Il lato oscuro di Martin Luter King

Il più famoso sostenitore dei diritti civili del mondo, premio Nobel per la pace a 35 anni e icona indiscussa delle minoranze oppresse, nasce ad Atlanta nel 1929.

Pur salito alla ribalta per la marcia su Washington il 28 agosto 1963 insieme a oltre duecentomila persone , culminata con il celebre discorso al Lincoln Memorial, “I have a dream” (“Ho un sogno”), il celeberrimo attivista politico era prima di tutto un pastore, proseguendo la tradizione che era del padre, del nonno e prima ancora del bisnonno.

Discriminazione, ingiustizia, disuguaglianza e segregazione razziale erano aspetti della sua vita fin da bambino e lo perseguitarono fino alla prima età adulta, quando si innamorò follemente di Betty Moitz, ragazza bianca che King avrebbe voluto sposare. Ma i genitori della fanciulla rifiutarono Martin per il colore della pelle.

Successivamente incontrò Coretta a Boston, lui dottorando in teologia, lei promettente vocalist. Si innamorano all’istante. Coretta abbandona la carriera per amore e mette al mondo 4 figli, due maschi e due femmine.

L’uomo che venne definito “una delle voci più importanti e la persona più influente del XX secolo”, Il 3 aprile 1968, pronunciò il discorso “I’ve been to the Mountain top” (“Sono stato in cima alla montagna”) e similmente al profeta Mosè, dichiarò che sulla vetta del monte ebbe la visione di un mondo migliore. «Stasera sono felice. Non mi preoccupo per nulla. Non ho paura di nessuno. Ho visto la gloria del Signore” disse King.

Il giorno dopo un colpo di fucile lo uccise, ma il suo sogno “che i miei quattro figli piccoli vivano un giorno in una nazione in cui non siano giudicati per il colore della loro pelle, ma per la qualità del loro carattere”  sopravvisse.

Esistono tuttavia un paio di aspetti della vita del predicatore inarrestabile e “Uomo dell’anno” per la rivista Time nel 1963, rimasti per molto tempo delle illazioni, ma venuti alla luce quando i riflettori sul paladino si furono definitivamente spenti.

Il primo riguarda la sua attitudine sessuale. Ralph Abernathy, braccio destro di King, nella sua autobiografia  del 1989 “E le mura crollarono”, descrisse la sua infedeltà alla moglie Coretta attraverso un pool di amanti, suddivise in due gruppi: le saltuarie, quasi tutte prostitute, e le fisse, tra le quali scoppiavano competizione, gelosie e battibecchi.

David Garrow, biografo di King tra i più apprezzati, nella sua opera “Portando la Croce”, premio Pulitzer, scrive che King stava lontano da casa in media 20 giorni al mese, e che la sua vita sessuale attiva era l’unico modo per ridurre stanchezza e ansia. In quel periodo King era sorvegliato da microspie dall’FBI, in quanto marchiato come comunista da J. Edgar Hoover, direttore del Federal Bureau. I mugolii di piacere di King con la squillo di turno, venivano ascoltati, registrati e recapitati a casa sua, dove Coretta, nel suo ruolo di moglie fedele e muta, non lasciava trasparire alcuna reazione.

Il secondo aspetto interessante sembra essere la sua tendenza a copiare. Il dottorando Martin Luther King Jr. non parve essere un grande studioso. Nel 1990, si scoprì che aveva plagiato “parti sostanziali” della sua tesi di dottorato, intitolata “Un confronto tra la concezione di Dio nel pensiero di Paul Tillich e Henry Nelson Wieman”. Lo storico incaricato di gestire la vasta raccolta di documenti lasciati dal leader dei diritti civili, ammise, con riluttanza, che i suoi ricercatori avevano scoperto idee, frasi e interi passaggi presi da altre fonti senza che l’autore sia stato menzionato nell’opera di King. Normalmente, quando una tesi risulta plagiata, l’università interessata rimuove l’opera incriminata dalla propria biblioteca. Tuttavia, per ovvie ragioni, la tesi del dottor King è ancora disponibile per la visione all’Università di Boston e, sebbene un gruppo di accademici si sia riunito per discutere la questione, la maggioranza di loro ha votato per non annullare il dottorato del pastore.

Pure uno dei libri più famosi di King, “La Forza di Amare”, best-seller mondiale, sarebbe pieno di interi brani rubati da lavori altrui senza citarne le fonti.

Anche il suo celebre discorso “I Have a Dream” sembra sia stato ampiamente copiato da uno scrittore politico, Archibald Carey Jr. Ci sono in effetti numerosi passaggi di sorprendente somiglianza tra i due discorsi. Tuttavia, anche se Carey lo avesse pronunciato per primo, Martin Luther King lo ha sicuramente fatto meglio, e il suo discorso ha avuto un impatto enorme su un’intera generazione.

L’immensa figura dell’uomo politico rimane comunque nella storia dell’umanità, ma alcuni dubbi sulla sua integrità morale ne macchiano la scia.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole – 8° – Trova il corretto inizio nella tua storia

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

8 – Trova il corretto inizio nella tua storia

Come in una corsa di Formula 1, una buona partenza offre più alte probabilità al pilota di fare una buona gara, anche in un romanzo, le prime pagine sono il punto di ingresso nel cuore dei lettori. Per questo motivo, molto degli scrittori iniziano la propria opera con una scena accattivante, non necessariamente l’inizio temporale della storia.

Quindi, quando si definisce il template della narrazione e si disegnano gli intrecci tra i personaggi, le scene chiave e la conclusione, una speciale attenzione deve essere data al primo capitolo.

Alcuni, ad esempio, scelgono una parte della scena finale e poi raccontano i passi per raggiungerla, altri aprono con una scena incomprensibile, ma strategica e pian piano sviluppano gli altri tasselli del puzzle, altri ancora partono da un punto essenziale e poi lo ripercorrono nuovamente con la narrazione.

Una buona partenza potrebbe essere quello che viene definito l’incidente scatenante, ossia un avvenimento che stravolge l’equilibrio portando al conflitto o ad altri sviluppi.

Immaginiamoci una donna sui trent’anni che si sveglia da sola in ospedale e non ricorda nulla del motivo per il quale si trova lì, ma si accorge di essere piantonata dalla polizia… viene voglia di continuare a leggere, vero?

Anche l’ambientazione particolare aiuta a stimolare l’interesse. Il letto nella quale la donna si sveglia potrebbe essere dentro un ospedale militare e i medici vestiti in uniforme.

Un grande esempio è “It” di Stephen King, che vi invito a leggere con me.

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato di sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.
La barchetta beccheggiò, s’inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l’incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d’autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case.

Stephen King avrebbe potuto riempire le prime pagine con mille altri episodi del suo corposo capolavoro, ma decise di descrivere l’episodio chiave con una narrazione magistrale, facendo intravedere l’agghiacciante contenuto già dalla prima frase, immergendo il lettore nella storia e catapultandolo nella lettura.

Trovo anche l’incipit di Maurizio Maggiani ne “Il viaggiatore notturno” qualcosa di tremendamente accattivante.

Ascoltate, è ancora il tramonto sul colle dell’Assekrem. Giallo, ocra, azzurro, oltremare, carminio. Cielo, terra, montagne e valli. Tutto.
Ma giù nelle gole c’è già il crepuscolo e la notte. Rosa, terra bruciata, viola, nero. Il nulla laggiù.
L’aria è così limpida che l’increspatura dell’ultimo orizzonte potrebbe essere all’altro capo del mondo. Se la Terra fosse piatta. E il fondo della valle su cui sta poggiando la roccia dell’Assekrem, il centro della Terra. Se il cuore della Terra fosse freddo come i crepacci a quest’ora della sera.
Sono seduto su un cumulo di sassi. I sassi sono identici a qualche altro miliardo di sassi disseminati in questo deserto di pietra, ma sono impilati con la massima cura: sono seduto sopra un monumento funerario.
La tomba di un uomo.

Con queste poche frasi descrive un paesaggio al calar della sera, e al lettore sorge la naturale curiosità di sapere perché il protagonista narratore sia seduto su una tomba.

Oltre alla dettagliata descrizione, l’autore crea anche altri due elementi importanti: l’atmosfera e il desiderio di scoprire.

Qualsiasi commento, scrivilo nel post.

La bibbia tornata a “casa” dopo 500 anni

Nel XVI secolo, quando Enrico VIII governò l’Inghilterra e guidò la Riforma inglese che divideva la Chiesa d’Inghilterra dalla Chiesa Cattolica Romana, innumerevoli reliquie e libri sacri andarono perduti per la chiusura della maggior parte dei monasteri.

Uno di questi era la meravigliosa Cattedrale di Canterbury, il cui autentico tesoro composto da 30.000 libri, è stata completamente distrutta. Tra questi volumi vi era la cosiddetta Bibbia di Lyghfield, che prende il nome da un monaco della cattedrale che la possedeva nel XIII secolo. Scritta in latino, splendidamente decorata, realizzata probabilmente a Parigi, dispone di 690 pagine di una pergamena pregiata e molto costosa, simile al tessuto.

Mezzo millennio dopo, a luglio 2018, il volume apparve in una vendita di libri rari a Londra. La Cattedrale di Canterbury si rivolse al National Heritage Memorial Fund (NHMF) che sovvenzionò l’acquisto con 96.000 sterline. Le rimanenti 4.000 vennero raccolte dalla stessa cattedrale per raggiungere la straordinaria cifra di 100.000 sterline (circa 130.000 euro), con la quale il volume raro venne riportato a “casa” dopo cinquecento anni.  Oggi è l’unica Bibbia completa e il miglior libro miniato che sia sopravvissuto della collezione medievale.

Cressida Williams, l’allora responsabile degli archivi della cattedrale, ha dichiarato: «Per noi è della massima importanza avere qui nelle nostre collezioni una copia del testo cristiano fondamentale che era di proprietà di uno degli ultimi monaci della comunità monastica medievale. La Bibbia testimonia gli sconvolgimenti della Riforma, un’epoca che ha definito ciò che è oggi il nostro istituto di culto, e avrà un ruolo chiave nel raccontare ai visitatori la nostra storia».

Anche Sir Peter Luff, presidente della NHMF, ha affermato che gli amministratori avevano convenuto che fosse imperativo salvare il libro, venduto da un collezionista privato alla nazione. «Non solo è un libro incredibilmente raro direttamente collegato a uno dei periodi più turbolenti della storia britannica, ma anche squisitamente bello», ha detto.

Oggi, solo 30 libri della collezione originale, incluso la famigerata Bibbia sono stati iscritti nel registro della memoria del mondo dell’UNESCO nel Regno Unito.

La peggior squadra sportiva della storia

Il primo baronetto Sir James Matthew Barrie, è stato un romanziere e drammaturgo scozzese, meglio ricordato come il creatore di Peter Pan.

Nato nel 1860, ha studiato in Scozia, per poi trasferirsi a Londra, dove ha scritto numerosi romanzi e opere teatrali di successo. Lì incontrò i cinque figli di Llewelyn Davies, che lo ispirarono a scrivere di un bambino che vive magiche avventure a Kensington Gardens (The Little White Bird), poi a scrivere “Peter Pan o Il ragazzo che non voleva crescere”, una “favola” del West End del 1904 su un ragazzo senza età e una ragazza di nome Wendy che vivono avventure nell’ambientazione fantastica dell’Isola che non c’è.

Quando non scriveva storie o non passava il tempo con i bambini, J.M. Barrie giocava a cricket, sport per il quale nutriva una passione sfrenata, al punto di fondare persino un proprio club.

Fondato nel 1887 e rimasto attivo fino al 1913, il club si chiamava “Allahakbarries”. Anche il nome, originato da un pessimo gioco di parole creato unendo “Hallah Abar” e il suo cognome, fu frutto di un errore di traduzione. L’autore infatti credeva che “Allah Akbar” significasse “Il cielo ci aiuti”, mentre oggi tutti sanno che il vero significato è “Allah è grande”.

Barrie ha anche ideato una formazione stellare che includeva Rudyard Kipling, scrittore e poeta, premio Nobel per la letteratura, G.K. Chesterton, scrittore e giornalista, AA. Milne, scrittore per bambini e autore di Winnie the Pooh e P.G. Wodehouse, scrittore umorista, H. G. Wells, popolare scrittore, Jerome Klapka Jerome, scrittore, giornalista e umorista, E. W. Hornung, autore e poeta. Tuttavia, pur essendo famosi nella letteratura britannica dell’epoca, nessuno di loro aveva la minima esperienza nel cricket. Sembra che i criteri con i quali Barrie sceglieva i compagni di squadra fossero basati sul fatto che gli piacessero o meno le loro mogli, mentre sceglieva i ragazzi single solo se sembravano “interessanti”.

Quindi non dovrebbe sorprendere che gli Allahakbarries fossero il peggior club di cricket della storia di questo sport e forse la peggiore squadra sportiva della storia.

Prima del primo incontro, i giocatori discutevano su quale lato della mazza avrebbero dovuto usare per colpire la palla. In effetti, erano così inetti che Barrie scrisse un manuale in cui spiegava anche dettagli apparentemente banali, come “Se colpisci la palla, corri subito. Non fermarti ad esultare.”

Praticamente l’unica persona con un minimo di abilità era Sir Arthur Conan Doyle, famoso scrittore e drammaturgo scozzese, considerato tra i fondatori dei generi letterari del giallo e del fantastico, ma nemmeno lui riuscì a salvare gli Allahakbarries dalle pesanti sconfitte.

Barrie attribuiva le perdite al fatto ben noto che i grandi scrittori sono atleti mediocri. In seguito, scrisse un libro di 40 pagine sulla sua squadra che fu pubblicato privatamente nel 1890 e in una seconda versione nel 1899. Fu ristampato nel 1950 con una prefazione di Donald Bradman, un famoso giocatore australiano di cricket. Copie di questo volume vengono oggi considerate rarissime e sono molto ricercate dai collezionisti.

Lasciatemi i vostri commenti su questo blog.

L’incredibile follia di Blake Leibel

Blake Leibel nasce l’8 maggio 1981 ed è un ex creatore di fumetti, produttore, sceneggiatore e autore di romanzi grafici canadese, residente a Los Angeles.

Nulla, nella sua famiglia di origine potrebbe far pensare alla sua tremenda follia. Suo padre, Lorne Leibel, è di origine ebraica ed è un importante magnate del settore immobiliare di Toronto e membro della Canadian Motorsport Hall of Fame. Sua madre era l’ereditiera della Alros Products Eleanor Chitel Leibel. Leibel ha un fratello di nome Cody.

Leibel, Insieme a Daniel Quantz, R.J. Ryan e David Marquez scrive Syndrome, un romanzo grafico pubblicato nel 2010 da Archaia, che parlava di un neuropatologo sadico che, con l’aiuto di un serial killer che stava analizzando, promuove un tanto audace quanto terribile esperimento nel deserto del Nevada in grado di trasformare l’umanità per sempre. Il serial killer del romanzo uccide un uomo “tagliandogli la gola e appendendolo per le caviglie in modo che rimanga dissanguato“.

Leibel ha descritto il romanzo: “Syndrome come “una storia sull’ossessione, a diversi livelli, vissuta da quattro personaggi che provengono tutti da mondi differenti e, tuttavia, si ritrovano coinvolti nello stesso gigantesco ambiente, impeccabilmente simulato.

Iana Kasian è nata il 27 gennaio 1986 a Kiev, dove ha studiato legge e ha lavorato come pubblico ministero presso il servizio fiscale ucraino.

Nel 2014 immigra negli Stati Uniti e lavora come modella in California.

Nel 2015 Leibel rompe improvvisamente la relazione con sua moglie Amanda Braun e si fidanza con Kasian. Il 3 maggio 2016, Kasian dà alla luce la loro figlia, Diana.

1l 23 maggio 2016 Kasian va con la madre a comprare il passeggino per la bimba. Quella è l’ultima volta che Olga vede sua figlia viva.

Il 24 maggio 2016, la madre di Kasian andò a cercare la figlia perché non riusciva a mettersi in contatto con lei nonostante numerose telefonate.

Quando Olga ha coinvolto la polizia, due agenti del LASD hanno tentato di condurre una perquisizione nell’appartamento di Kasian. Hanno bussato alla porta ma se ne sono andati dopo che nessuno ha risposto.

Il giorno successivo, Olga andò all’appartamento da sola e si appostò dall’altra parte della strada, esortando Leibel ad alta voce di aprire la porta. Lei testimonierà di averlo visto avvicinarsi alla finestra, solo per chiuderla e scomparire all’interno.

Il 26 maggio 2016 le forze dell’ordine fanno irruzione nell’appartamento e trovano il corpo senza vita di Iana Kasian in un appartamento che la coppia aveva recentemente preso in affitto a West Hollywood, in California. Il corpo della donna era disteso sul letto della camera matrimoniale, mutilato e dissanguato con Blake al suo fianco.

I pubblici ministeri hanno detto che la salma era stata ripulita in modo maniacale prima dell’arrivo della polizia.

L’uomo è stato successivamente accusato di omicidio, tortura e caos aggravato, di cui si è dichiarato non colpevole.

La loro bambina è stata affidata alle cure della madre di Kasian che alloggiava in un appartamento vicino.

Il rapporto dell’autopsia è stato rilasciato il 20 settembre 2017, evidenziando le cause di morte di Kasian come dissanguamento e trauma cranico. Una causa civile intentata dalla madre della vittima, Olga Kasian, includeva le trascrizioni della deposizione del dottor James Ribe, coroner della contea di Los Angeles, che affermava:

«L’intero cuoio capelluto di Kasian era assente, ad eccezione di piccoli pezzetti nella parte posteriore del collo. Il suo cranio era stato divelto fino alla superficie dell’osso. Parti del lato destro del suo viso erano state strappate via, compreso l’orecchio destro e parte del volto sul lato destro, fino alla mascella. C’erano numerosi lividi e abrasioni sul viso, principalmente sul lato sinistro, sulla guancia sinistra e nell’area della mascella sinistra, un certo numero di lividi e abrasioni, incluso uno che si rivelò essere il segno di un morso umano Aveva vissuto per almeno otto ore dopo aver ricevuto la lesione al cuoio capelluto e il livido sulla clavicola. Non avevo mai visto cose del genere prima. E dubito che pochi patologi forensi in questo paese o all’estero abbiano mai visto una cosa del genere al di fuori, forse, del tempo di guerra.»

Durante il processo, i pubblici ministeri hanno affermato che l’omicidio di Kassian derivasse dalla gelosia e dalla rabbia di Leibel nei confronti della bambina, nonché dal suo bisogno di potere e controllo sulla sua fidanzata. Ogni giorno del processo anche l’ex moglie di Leibel, Amanda Braun, ha presenziato alle sedute. Attraverso una dichiarazione del suo avvocato, ha espresso il suo immane sgomento per il crimine.

Il 26 giugno 2018 Blake Leibel è stato condannato all’ergastolo senza condizionale. I media hanno riportato il crimine come “macabro” e forse “l’omicidio più raccapricciante nella storia di West Hollywood se non di Los Angeles”.

L’assassino sta attualmente scontando la sua pena presso il California Correctional Institution, per aver massacrato, dissanguato e torturato la donna che poche settimane prima aveva dato alla luce sua figlia.

Se siete amanti della scrittura thriller/horror come me, potrete trarre qualche buono spunto da questa storia realmente accaduta. La verità, talvolta, supera la più fervida delle fantasie.

Attendo vostri commenti in merito.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole – 7° – Mantieni le promesse

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

7 – Mantieni le promesse

Quando il potenziale lettore si avvicina al tuo libro, ne legge il titolo, la sinossi, rimira con curiosità le immagini della copertina, forma nella sua mente un’idea di cosa troverà nel libro, maturando aspettative e fantasticando su dove il romanzo lo porterà.

Questo processo non si limita alla fase della scelta, ma è un meccanismo continuo che il lettore sviluppa con la lettura. Si chiederà che fine farà il personaggio, quali disavventure gli accadranno e via dicendo.

Se vi è capitato di leggere un libro di Angela Marson, avrete compreso perfettamente quello che Rushdie consiglia. Tra un capitolo e i successivi, la geniale autrice di gialli, crea e rinnova continuamente un “contratto” con i lettori, genera aspettative, incrementa la tensione e consente ai suoi fans di appassionarsi sempre di più alla storia.

Su questo tema Rushdie sostiene: «Devi informare il lettore sul tipo di storia che gli racconterai. Se gli piacerà l’idea, rimarrà attaccato al tuo romanzo come un uomo in mezzo al mare al suo salvagente. Penso che la cosa peggiore per uno scrittore sia fare una promessa al lettore sul tipo di storia che gli racconterai e poi non mantenerla. Non puoi rescindere il contratto con lui. Definisci le aspettative e mantienile».

Qualsiasi commento, scrivilo nel post.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole – 6° – Scrivi di persone insodisfatte

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

6 – Scrivi di persone insoddisfatte

Il conflitto è un elemento importantissimo di qualsiasi storia.

Indipendentemente da quale modello voi stiate seguendo, il conflitto sarà un punto critico da inserire necessariamente nel corso della narrazione. Potrebbe essere un conflitto interiore, oppure una battaglia tra due o più persone. Quando esiste uno scontro si generano emozioni contrastanti, preoccupazione, rabbia, scoramento e via dicendo.

Su questo tema Rushdie sostiene: “Se le persone sono sempre felici, la storia non esiste“.

Credo che sia facile condividere questo pensiero. Facciamo l’esempio di Cenerentola. Che racconto sarebbe se lei fosse felice e contenta, se andasse al ballo insieme alle sorellastre, se la matrigna le volesse bene e se il principe la baciasse durante il ballo al castello?  La favola sarebbe piatta e poco avvincente. Invece quando si inseriscono ostacoli nel percorso come la cattiveria della matrigna e delle sorellastre, lo strappo del vestito della madre, i pianti nella soffitta, la presenza della fata matrigna che l’aiuta ma pone a sua volta un ostacolo temporale, anche una storia per bambini diventa avvincente e accattivante.

Il conflitto e l’insoddisfazione sono centrali in ogni storia, perché il lettore si immedesima e si lega fortemente con il personaggio infelice e soprattutto al suo riscatto.

Pertanto, scrivi di persone insoddisfatte.

Qualsiasi commento, scrivilo nel post.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole – 5° – Quando hai un’idea, scrivila subito!

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

5 – Quando hai un’idea, scrivila subito!

Ti è mai venuta l’ispirazione per un passo del tuo romanzo mentre sei alla guida? Ti è mai venuta in mente un’idea quando guardi un film?

A me è capitato molte volte. Una volta mentre stavo guidando in autostrada, ascoltavo la radio e il DJ raccontò di un episodio accaduto in Kenia di una veterinaria che aveva tolto uno scarpone dalla bocca di un coccodrillo perché non riusciva più a mangiare. Era il passo che mi mancava per dare creatività alla mia storia. Tuttavia, quando arrivai a destinazione, mi ricordavo la metà dei dettagli che lo speaker aveva descritto. Da allora, quindi ho imparato a fermarmi e a scriverla subito. Anche quando guardo un film e trovo un dialogo interessante, lo interrompo per un attimo e scrivo ciò che mi ha colpito. Solo dopo aver terminato, riprendo la visione. Perché se aspetti troppo tempo o ti distrai con altri argomenti, l’idea svanisce oppure non è altrettanto nitida come appena accaduta.

Anche Rushdie sostiene che gli succeda la stessa cosa. Lui descrive soprattutto le idee e le osservazioni che sorgono al momento del risveglio e suggerisce di stenderle immediatamente quando ti colpiscono.

“Ci sono cose che senti, emozioni che provi… e se non le scrivi in ​​quell’istante, non le ricorderai mai più. Quindi, abituati a trascrivere subito le tue osservazioni“. È la sintesi del contenuto.

Fatemi sapere se capita anche a voi. Un caro saluto.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole – 4° – Distingui tra stile e voce

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

4 – Distingui tra stile e voce

Lo stile è il modo in cui il narratore racconta. La voce è il segno distintivo dell’autore, l’impronta digitale. Lo stile può essere paragonato all’inflessione dialettale, che a volte incide anche nei termini lessicali. In tanti che appartengono alla comunità parlano con quell’inflessione, ma la voce rimane inconfondibile per ognuno di essi.

Rushdie ricalca questo concetto affermando:

“Lo stile è il modo in cui scegli di aderire – o di infrangere – le regole della forma classica. La voce è il tuo tocco come autore. È ciò che rende unica la tua opera. Lo stile dipende dal pezzo, la voce no. La tua voce si mostra in qualsiasi storia tu stia scrivendo.”

Rushdie dichiara che ogni romanzo può avere regole specifiche di scrittura. Se, ad esempio, ambientassimo la nostra opera al 1800, i personaggi dovrebbero utilizzare il “voi” e non il “lei”, dovrebbero usare una terminologia più ricercata, porre molta attenzione ai costumi e alle usanze di quel periodo. Oppure, se tu stessi descrivendo un personaggio rozzo all’interno di un carcere, dovresti utilizzare un linguaggio più grezzo, meno curato, con errori di lessico, con termini codificati, tipici dell’ambiente in cui si muove.

In sintesi, Rushdie dichiara che ogni pezzo di scrittura richiede decisioni stilistiche specifiche.

Invece, la tua voce non ti abbandonerà mai, potrà evolversi, derivare leggermente seguendo le modifiche del tuo carattere o della tua personalità, adeguarsi ai toni difficili che stai vivendo, ma resterà sempre la tua voce e ti seguirà in tutto ciò che scrivi.

Lasciatemi commenti se vi va.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole – 3°

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

3 – Lavora vicino al toro

Rifacendosi a un’idea di Hemingway che diceva che la corrida di oggi è troppo perfetta e il matador resta tanto vicino al toro che sembra quasi necessario disporre di un toro su ordinazione, Rushdie sottolinea come in realtà chi scrive dovrebbe essere come i più grandi matador e restare il più vicino possibile al toro.

Più vicino è il matador all’animale pericoloso, più l’esperienza è indimenticabile per lo stesso professionista e per il pubblico.

Pur considerando la corrida uno spettacolo crudele e non di suo interesse Rushdie ribadisce che l’atteggiamento del matador può essere utile agli scrittori. Se ci avviciniamo al pericolo tanto da renderlo scottante come un fuoco per chi legge, la storia assume un significato indimenticabile come la più pericolosa delle corride.

Per fare un esempio, se stiamo descrivendo una persona nascosta in una casa pronta a colpirci, dovremo descrivere i dettagli di ogni movimento del protagonista nella direzione del potenziale assassino; raccontare le immagini in penombra, gli scricchiolii del pavimento, il rumore del respiro, la sensazione di paura, l’immagine riflessa della cucina sottosopra, il tentativo di fuggire e l’essere rincorsi dal potenziale assassino. Tutti elementi che sappiamo ben descrivere e che dobbiamo farli percepire come se li vivessimo noi stessi in prima persona.

Durante il prossimo articolo tratteremo un altro consiglio: la capacità di distinguere tra stile e voce.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole – 2°

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

  1. Scrivi di argomenti “profondamente necessari”

Il modo migliore di descrivere un argomento è farlo attraverso la nostra esperienza personale. Nora Roberts disse “Se hai vissuto fino a diciannove anni, hai materiale per i tuoi romanzi per tutta la vita.” E lei, ricordiamolo, è una delle scrittrici più prolifiche della storia della letteratura. Scrive per otto ore tutti i giorni. Anche se decidiamo di scrivere romanzi, facciamolo attraverso l’ispirazione che ci deriva dalla nostra esperienza. Lo troveremo stimolante perché viene dal nostro profondo e risuonerà più autentico.

Rushdie ribadisce che siccome ci sono già milioni di libri nel mondo, non serve aggiungerne un altro all’elenco. L’unica ragione perché questo sia apprezzato e riconosciuto è che sia “profondamente necessario” e personale. Questo concetto può essere difficilmente declinabile se non attraverso le emozioni.

Se durante la stesura del nostro romanzo, ci emozioniamo, probabilmente il nostro lettore farà altrettanto. Io ho un paio di romanzi che ho iniziato e mollato a metà perché non mi trasmettevano l’emozione di cui ho bisogno per sentire il libro veramente mio, la storia parte della mia esperienza.

I consigli di scrittura di Rusdie in pillole

Salman Rushdie è uno scrittore di origine indiana e naturalizzato inglese, il cui stile molto controverso viene catalogato come “realismo magico”. Salito alla cronaca dopo aver pubblicato nel 1988 “Versi satanici” ed essere diventato tra i più ricercati di Al Qaeda, con numerose minacce di morte e un tentato omicidio nel 2022 durante una conferenza stampa.

Ho raccolto sul web alcuni consigli che lo scrittore racconta nella sua masterclass e ve li propongo in pillole, approfonditi con considerazioni ulteriori, una per ogni articolo del blog.

  1. Impara da te stesso

Il tempo presente, dominato dal vivere superficiale, sembra aver dimenticato l’importanza decisiva di un’autentica e profonda conoscenza di sé. Quando Socrate esortava i propri giovani seguaci a scendere nella propria interiorità, conoscerne i lati oscuri e gli spiragli di luce, esaminare il proprio essere più profondo al fine di raggiungere l’essenza della verità, aveva l’obiettivo di renderli consapevoli e ogni giorno migliori. Come sancito nell’Agamennone di Eschilo dal principio “non c’è conoscenza senza sofferenza”, si comprende come il percorso di approfondimento interiore sia lungo e faticoso.

Ma la scrittura, invece di attenderci al termine del cammino, ci aiuta a percorrerlo, anticipando i nostri passi e guidandoli mediante lo sforzo che ogni scrittore compie per descrivere la propria esperienza attraverso i libri. Quando Rushdie dichiara che il modo migliore per attingere alla tua abilità di scrittura sia acquisire familiarità intima con te stesso e con tutto ciò che risulta importante per te, racconta proprio questo sentiero, racconta dei più grandi talenti nella scrittura che conoscono le proprie motivazioni e le loro più profonde difficoltà ma attingono a quella conoscenza di sé per produrre un’opera che i lettori possano ricordare.

Gran parte dell’abilità dello scrittore deriva dalla tua comprensione di chi sei e di cosa hai bisogno di dire al mondo.“, afferma Rushdie.

100.000 parole

Forse vi chiederete il perché di questo titolo. Chi si diverte a scrivere libri, sa che 100.000 parole rappresentano un libro di 400-500 pagine. Un traguardo importante e difficile da raggiungere. Nessuno dei miei quattro romanzi ha superato le 60.000 parole, ma con il quinto sto cercando di avvicinarmi il più possibile a questo traguardo. Perché?

Da accanito lettore ho scoperto di provare più piacere a leggere libri lunghi (ovviamente ben scritti) rispetto a quelli brevi. E ho scoperto che i libri corposi vendono maggiormente di quelli smilzi. Credo di aver trovato tre convincenti ragioni:

  1. Abitudine allo stile narrativo – quando inizio un romanzo sono costretto a tornare qualche volta su frasi già lette per comprenderne a fondo il significato. Mentre verso la fine del libro la mia lettura scorre più veloce. Ci siamo mai chiesti il perché? Perché lo stile narrativo si assimila, ci si avvezza alle parole utilizzate, ai ritmi, alle espressioni e ci si innamora pian piano di ciò che l’autore descrive. Chi vorrebbe interrompere una storia d’amore?
  • Rapporto qualità (quantità)/prezzo – i volumi più lunghi costano poco di più di quelli brevi ma impegnano molto più tempo nel piacere della lettura. Anche solo per una questione meramente economica, i lettori preferiscono aver speso bene i propri soldi e crogiolarsi in una storia di valore che dura a lungo.
  • Effetto grande lettore – ai lettori piace essere ammirati dagli amici per il numero di pagine lette al mese, per la quantità di libri depennati dalla lista dei preferiti. Si confrontano con amici, lo scrivono sui blog, ne fanno un vanto quando nella sala di aspetto leggono un libro di spessore (non solo letterario). Si genera l’effetto maratona, rispondendo alle domande del tipo: “quanto tempo ci hai messo a leggere l’ultimo di Ken Follet?” con “una settimana”

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Il fascino degli pseudonimi

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Tutti conosciamo Agatha Christie per la sua capacità iconica di intrecciare storie misteriose con una svolta inaspettata e un cast di personaggi familiari, come, ad esempio, Hercule Poirot e Miss Marple. Ma durante il suo successo come rinomata autrice di gialli, Agatha Christie decise di scrivere e pubblicare storie rosa in agrodolce sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott, Lo scellse con estrema cura. Mary era il secondo nome di Agatha e Westmacott era un nome di famiglia. Sorprendentemente, i fan hanno impiegato quasi vent’anni a scoprire la connessione tra le due autrici.

Tutti gli appassionati di lettura conoscono George Orwell soprattutto per i suoi romanzi di critica politica “1984” e “La fattoria degli animali”. Ma non tutti sanno che George Orwell era lo pseudonimo di Eric Arthur Blair, appassionato attivista politico, saggista, giornalista e autore americano. Poiché il suo primo libro, “Senza un soldo a Parigi e a Londra”, pubblicato nel 1933, era uno spaccato di storia personale, Blair decise di usare il famoso pseudonimo in modo che la sua famiglia rimanesse ignara di un periodo critico della sua vita trascorso in povertà. Lo pseudonimo scelto da Blair era una combinazione di San Giorgio d’Inghilterra e il fiume Orwell, uno dei suoi luoghi preferiti. Il resto della sua carriera di scrittore è storia della letteratura, al punto da aver generato il neologismo “orwelliano” per intendere il pensiero sull’utopia negativa, sul totalitarismo e sulle sue diverse, possibili manifestazioni.

Benjamin Franklin è un nome che spesso ci fa immaginare un uomo in piedi in mezzo a un campo, con l’aquilone in volo, la chiave attaccata al filo, per quanto falsa possa essere questa storia. Sebbene molti riconoscimenti siano attribuiti a questo padre fondatore, un aspetto della sua vita rimane ancora in gran parte sconosciuto. Il fratello di Benjamin Franklin, James, possedeva un giornale chiamato “The New-England Courant”. Il giornale si è concentrato principalmente sulla critica e l’argomentazione contro le opinioni politiche e religiose di Boston. Benjamin Franklin, allora sedicenne, voleva fare il suo debutto come giornalista per il giornale di suo fratello. Ma invece di seguire la strada tradizionale, Franklin ha scelto di infilare una busta con le sue osservazioni sotto la porta dell’ufficio del giornale usando lo pseudonimo di Mrs. Silence Dogood. Ha scritto quattordici articoli con questo pseudonimo e tutti sono stati ben accolti. I primi due pezzi raccontano un estratto della sua vita. La prima in particolare, inizia come segue:

“Al momento della mia nascita, i miei genitori erano a bordo della nave nel loro viaggio da Londra al nord dell’Inghilterra. Il mio ingresso in questo mondo tormentato fu accompagnato dalla morte di mio padre, una disgrazia che, sebbene non fossi allora capace di intendere, non potrò mai dimenticare. Mentre lui, pover’uomo, stava sul ponte della nave, gioendo per la mia nascita, un’onda spietata lo travolse e in un attimo lo gettò in mare e se lo portò via. Così fu il primo giorno che aprii gli occhi, e l’ultimo che fui visto da mio padre; e così la mia sconsolata mamma fu divenne madre e vedova in un colpo solo.”

C.S. Lewis è considerato uno dei padri della narrativa fantasy e uno degli autori più noti e influenti del nostro tempo, producendo libri importanti come “Le lettere di Berlicche”, “Il cristianesimo così com’è”, “Lontano dal pianeta silenzioso” e, naturalmente, la serie “Le cronache di Narnia”. Ma molto prima di diventare un famoso autore fantasy, C.S. Lewis ha prodotto due libri con lo pseudonimo di Clive Hamilton. Lo pseudonimo era una combinazione del nome di Lewis, Clive, e del nome da nubile di sua madre, Hamilton. “Spirits in Bondage” è stata la prima opera di poesie pubblicata di Lewis sotto tale pseudonimo, pubblicata quando aveva solo vent’anni ed era appena tornato dal servizio militare. Ha continuato la carriera di poeta pubblicando il lavoro successivo, “A Cycle of Lyrics” (“Dymer” fonte Wikipedia). Tuttavia, entrambi i libri hanno attirato poca attenzione, quindi l’autore ha deciso di dedicarsi alla narrativa. E tutto il mondo è felice che lo abbia fatto!

J.K. Rowling è un nome ormai famoso, principalmente per la serie di Harry Potter. Talento innato, a sei anni scrisse la storia di Rabbit, un coniglio malato di morbillo, mentre a dodici scrisse un romanzo che trattava di sette diamanti maledetti. Ma sapete che la celeberrima autrice ha scritto anche sotto lo pseudonimo maschile di Robert Galbraith? Nello specifico si tratta di cinque libri polizieschi appartenenti ad una serie intitolata Cormoran Strike, dal nome del personaggio principale, investigatore privato e veterano della guerra in Afghanistan. L’autrice ha ammesso che le piace scrivere sotto un personaggio maschile, affermando di essere stata ispirata da autori come Agatha Christie, Ruth Rendell e P.D. James. La Rowling desiderava “cominciare da zero” con la serie Cormoran Strike, non volendo che il successo dei suoi altri romanzi influenzasse il feedback che avrebbe ricevuto. Questo obiettivo non fu tuttavia raggiunto, in quanto la reale paternità del primo romanzo della saga, intitolato “Il richiamo del cuculo” venne ben presto scoperta. Amazon ha dichiarato che le vendite del libro sono aumentate di circa il 500.000% nella sola mattinata dopo la notizia della reale identità dell’autrice.

Il nome dello pseudonimo era stato creato in parte a causa di Robert F. Kennedy, l’eroe della Rowling, e di un sogno d’infanzia di essere ribattezzato “Ella Galbraith”.

Nora Roberts è un’autrice di fama mondiale di oltre 225 romanzi rosa a sfondo thriller, al punto da essere stata la prima autrice inserita nella Romance Writers of America Hall of Fame. Oltre ad essere una grandissima scrittrice, era anche una cintura nera nell’utilizzo di pseudonimi, addirittura tre, per la pubblicazione dei suoi romanzi.

Forse quello più conosciuto era J.D. Robb, mediante il quale ha iniziato a pubblicare romanzi thriller, con la promessa di attirare una fascia completamente nuova di lettori. Da quando ha debuttato il nono libro della serie In Death, ogni singolo romanzo di J.D. Robb ha raggiunto la lista dei bestseller del New York Times. Roberts non ha rivelato la sua vera identità fino all’uscita del dodicesimo libro. Ciò ha generato una vera e propria rivoluzione frenetica tra i fan romantici di Robert che cercavano gli altri suoi libri. Roberts, nonostante i suoi 72 anni non mostra segni di voler smettere di pubblicare sotto J.D. Robb, e nonostante gli oltre quaranta libri, continua a essere molto ricercata dai suoi appassionati lettori.

Conosciamo tutti e amiamo l’iconica storia di “Piccole Donne”, scritta da Louisa May Alcott, uno dei romanzi femministi più famosi della storia. Il libro ha dato origine anche ad un paio di film magistralmente interpretati da Katherine Hepburn e Elizabeth Taylor. Ma anche la Alcott utilizzava pseudonimi. Con quello di Flora Fairfield iniziò a scrivere poesie e racconti per riviste nel 1852, mentre con quello di A. M. Barnard ha pubblicato quattro romanzi. Il suo anonimato come autrice principalmente per bambini terminò rapidamente dopo la pubblicazione di Piccole donne nel 1868, sebbene continuasse a scrivere storie rivolte alla fascia adulta sotto i suoi altri pseudonimi.

Louisa May Alcott lasciò una bella eredità dopo la sua morte a 56 anni. Le sue storie hanno ispirato un amore per la lettura che molti autori cercheranno per sempre di replicare.

Se ti è piaciuto l’articolo, fammelo sapere. Un abbraccio.

Scrivere, un’abitudine quotidiana

“Una delle principali credenze popolari intorno alla scrittura è che per praticarla dobbiamo avere ampi spazi di tempo senza interruzioni. Nel mio caso particolare, non ho mai goduto di quelle massicce porzioni del mio tempo”.

Queste parole non sono mie, ma di Julia Cameron, un’autrice di bestseller internazionali che ti invita a scrivere godendoti il ​​processo, il piacere di scrivere e rendendolo un’abitudine. Perché, proprio come la lettura, anche la scrittura può essere un piacere quotidiano.

Nel suo libro “The Writer’s Way”, Julia Cameron aggiunge che “l’ossessione di avere un po’ di tempo causa spesso il famigerato blocco dello scrittore”.

Spiega che “la bugia “se solo avessi più tempo” è un modo interessante per chiudere gli occhi di fronte alla stesura del libro. Le frasi giuste compaiono in qualsiasi momento. Basta porre la giusta attenzione, rubare i momenti, strappare le frasi dalla quotidianità e potremo avere un romanzo senza il lusso del tanto tempo.

Ecco perché se vuoi scrivere un libro, la mia raccomandazione di oggi è la stessa che Julia dà nel suo libro: “comincia da dove sei”. Perché se vuoi scrivere e pubblicare un libro, la prima cosa che devi fare è iniziare. Può darsi che la situazione ideale non arrivi mai e che l’anno sabbatico richieda decenni per arrivare.

Il panorama letterario italiano e internazionale è pieno di esempi di autori che hanno scritto e pubblicato i loro libri in tempi record, pur mantenendo le loro attività quotidiane, il lavoro, gli obblighi familiari o gli hobby.

Nei libri di Julia Cameron puoi trovare esercizi per stimolare la creatività e per migliorare la scrittura. Ma, se sei ancora indeciso se scrivere un libro, se hai una storia che ti rimbalza in testa, non perdere tempo. Comincia a scrivere.

Un abbraccio,

Il potere della punteggiatura

Oggi voglio parlarvi dell’importanza di punteggiare bene i nostri testi.

Potreste dirmi: “Beh, Io sono un esperto e ho sempre punteggiato correttamente i miei testi”.

Questo è plausibile. Tuttavia, l’attenzione che mettiamo nella punteggiatura ha un valore talvolta essenziale.

Perché? Bene, perché una virgola può salvarci la vita.

Lasciate che vi racconti un aneddoto che José Antonio Millán include nel suo libro “Il perdono, impossibile” che si riferisce all’imperatore Carlo V, al cui tavolo gli giunse una sentenza da firmare, che recitava così:

“Perdono impossibile, che la pena sia eseguita.”

Carlos V aveva avuto una buona giornata ed era di ottimo umore. Così, prima di firmarla ha spostato la virgola nella seguente posizione:

“Perdono, impossibile che la pena sia eseguita.”

E così una virgola ha cambiato la sorte di qualcuno che era già stato condannato.

Detto questo, attenzione al potere della virgola.

Diamo un’occhiata a un altro esempio. Il significato di questa frase:

“Le ragazze che erano nel cortile erano spaventate”

È differente da:

“Le ragazze, che erano nel cortile, erano spaventate”

Vedi la diversità? Nella prima frase alludiamo ad una parte delle ragazze, quelle che erano in cortile, mentre nella seconda diciamo che tutte le ragazze erano in cortile e si sono spaventate.

Fai molta attenzione, quindi, all’uso delle virgole perché possono cambiare il significato della tua frase.

Se hai dei dubbi su dove inserire un punto o una virgola, usa un trucco molto semplice: leggi ad alta voce.

In questo modo, quando fai un respiro in ogni punteggiatura, saprai se ha senso all’interno della frase o del paragrafo in cui si trova.

Lasciatemi vostri sempre graditi commenti.