Il più famoso sostenitore dei diritti civili del mondo, premio Nobel per la pace a 35 anni e icona indiscussa delle minoranze oppresse, nasce ad Atlanta nel 1929.
Pur salito alla ribalta per la marcia su Washington il 28 agosto 1963 insieme a oltre duecentomila persone , culminata con il celebre discorso al Lincoln Memorial, “I have a dream” (“Ho un sogno”), il celeberrimo attivista politico era prima di tutto un pastore, proseguendo la tradizione che era del padre, del nonno e prima ancora del bisnonno.
Discriminazione, ingiustizia, disuguaglianza e segregazione razziale erano aspetti della sua vita fin da bambino e lo perseguitarono fino alla prima età adulta, quando si innamorò follemente di Betty Moitz, ragazza bianca che King avrebbe voluto sposare. Ma i genitori della fanciulla rifiutarono Martin per il colore della pelle.
Successivamente incontrò Coretta a Boston, lui dottorando in teologia, lei promettente vocalist. Si innamorano all’istante. Coretta abbandona la carriera per amore e mette al mondo 4 figli, due maschi e due femmine.
L’uomo che venne definito “una delle voci più importanti e la persona più influente del XX secolo”, Il 3 aprile 1968, pronunciò il discorso “I’ve been to the Mountain top” (“Sono stato in cima alla montagna”) e similmente al profeta Mosè, dichiarò che sulla vetta del monte ebbe la visione di un mondo migliore. «Stasera sono felice. Non mi preoccupo per nulla. Non ho paura di nessuno. Ho visto la gloria del Signore” disse King.
Il giorno dopo un colpo di fucile lo uccise, ma il suo sogno “che i miei quattro figli piccoli vivano un giorno in una nazione in cui non siano giudicati per il colore della loro pelle, ma per la qualità del loro carattere” sopravvisse.
Esistono tuttavia un paio di aspetti della vita del predicatore inarrestabile e “Uomo dell’anno” per la rivista Time nel 1963, rimasti per molto tempo delle illazioni, ma venuti alla luce quando i riflettori sul paladino si furono definitivamente spenti.
Il primo riguarda la sua attitudine sessuale. Ralph Abernathy, braccio destro di King, nella sua autobiografia del 1989 “E le mura crollarono”, descrisse la sua infedeltà alla moglie Coretta attraverso un pool di amanti, suddivise in due gruppi: le saltuarie, quasi tutte prostitute, e le fisse, tra le quali scoppiavano competizione, gelosie e battibecchi.
David Garrow, biografo di King tra i più apprezzati, nella sua opera “Portando la Croce”, premio Pulitzer, scrive che King stava lontano da casa in media 20 giorni al mese, e che la sua vita sessuale attiva era l’unico modo per ridurre stanchezza e ansia. In quel periodo King era sorvegliato da microspie dall’FBI, in quanto marchiato come comunista da J. Edgar Hoover, direttore del Federal Bureau. I mugolii di piacere di King con la squillo di turno, venivano ascoltati, registrati e recapitati a casa sua, dove Coretta, nel suo ruolo di moglie fedele e muta, non lasciava trasparire alcuna reazione.
Il secondo aspetto interessante sembra essere la sua tendenza a copiare. Il dottorando Martin Luther King Jr. non parve essere un grande studioso. Nel 1990, si scoprì che aveva plagiato “parti sostanziali” della sua tesi di dottorato, intitolata “Un confronto tra la concezione di Dio nel pensiero di Paul Tillich e Henry Nelson Wieman”. Lo storico incaricato di gestire la vasta raccolta di documenti lasciati dal leader dei diritti civili, ammise, con riluttanza, che i suoi ricercatori avevano scoperto idee, frasi e interi passaggi presi da altre fonti senza che l’autore sia stato menzionato nell’opera di King. Normalmente, quando una tesi risulta plagiata, l’università interessata rimuove l’opera incriminata dalla propria biblioteca. Tuttavia, per ovvie ragioni, la tesi del dottor King è ancora disponibile per la visione all’Università di Boston e, sebbene un gruppo di accademici si sia riunito per discutere la questione, la maggioranza di loro ha votato per non annullare il dottorato del pastore.
Pure uno dei libri più famosi di King, “La Forza di Amare”, best-seller mondiale, sarebbe pieno di interi brani rubati da lavori altrui senza citarne le fonti.
Anche il suo celebre discorso “I Have a Dream” sembra sia stato ampiamente copiato da uno scrittore politico, Archibald Carey Jr. Ci sono in effetti numerosi passaggi di sorprendente somiglianza tra i due discorsi. Tuttavia, anche se Carey lo avesse pronunciato per primo, Martin Luther King lo ha sicuramente fatto meglio, e il suo discorso ha avuto un impatto enorme su un’intera generazione.
L’immensa figura dell’uomo politico rimane comunque nella storia dell’umanità, ma alcuni dubbi sulla sua integrità morale ne macchiano la scia.
